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Madonna
del Carmine Regina decor Carmeli. Il nominativo trae origine dal monte Carmelo in Palestina. Nel
1155 il crociato Bertoldo dalla Calabria fondò sul monte Carmelo l’eremo trasformato nel Alina Adamczyk Aiello |
Beata Vergine Maria
del Carmelo Memoria mariana di origine devozionale. Il titolo del Carmelo ricorda l'eredità spirituale di Elia profeta, come contemplativo e strenuo difensore dell'unico Dio di Israele. Sul monte Carmelo, nel secolo XII, si raccolsero alcuni eremiti nell'intento di dedicarsi giorno e notte alla lode di Dio sotto il patrocinio della beata Vergine Maria
Statua SS Maria del Carmelo
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Storia dell'abitato e della parrocchia Villa Baldassarri, nel 1600, era un villaggio costituito da un insieme di edifici rurali o di campagna; da quì la denominazione "Villa". La sua antichità è ricordata, tra gli altri storici regionali, dal Prof. Cosimo De Giorgi, nella sua opera "Geografia fisica", nella quale si legge che "nel 1301 appartenne al Monastero dell'Isola di S. Pietro in Taranto". Sappiamo anche che, nel 1600, I proprietari di queste erano obbligati a versare le decime all'Abazia di S. Andrea dell'Isola in Brindisi. Questa doppia appartenenza, secondo Domenico Bacci, si può spiegare in questi termini: "L'attribuzione di questa terra al Monastero di S. Pietro in Taranto, deve essere nata per indicare che tutti I basiliani erano in certo qual modo dipendenti da quell'illustre e proto Monastero insignito per la sua supremazia del titolo di 'Imperiale' dagli imperatori di Costantinopoli, e i beni ad esso pertinenti erano 'terrae imperiales' sebbene, la sua dipendenza diretta ed immediata fosse dall'Abazia di S. Andrea dell'Isola in Brindisi". Agli inizi del 1600, in seguito alla divisione di detto feudo, una parte considerevole di terreni, insieme alla Masseria della famiglia Giannino, divenne proprietà della famiglia Baldassarro di Lecce. I casolari disseminati in questo territorio non costituiscono ancora una borgata. Solo nel 1795, nella statistica del Regno di Napoli, troviamo annotato: "Baldassarri Villa - Diocesi di Brindisi- feudo dell'Abbadia di S. Andrea in Insula -d'aria malsana- popolazione: 250 abitanti". Al centro delle abitazioni rurali, sorgeva una Cappella dedicata a S. Maria del Carmelo. Queste notizie si trovano in una quantità di documenti originali, conservati nell'Archivio di Stato di Lecce e citati dall'archivista Prof. Tanzi: - Nel 1612 Lucrezio Baldassarro stabilisce un censo sopra la sua proprietà situata in Villa Baldassarri; vi è compresa la Cappella. - Nel 1633 la proprietà di Lucrezio fu venduta a Domenico Farro e Marco Saetta, i quali non soddisfarono la decima dovuta all'Abazia di S. Andrea dell'Isola; la proprietà fu esposta all'asta pubblica e comperata dal chierico Marzo Vignes. - Un atto notarile del 1637 dichiara che Giacomo Baldassarro possedeva una Masseria nel feudo di Monicantonio "in loco dicto Baldassarri". - Un documento nel 1637 attesta che suor Eugenia Braccio faceva donazione a Bernardino Simone e a Gianpietro Braccio di una Masseria denominata "li Baldassarri", vicino ai Benefici della Cappella della Madonna del Carmelo "cum immagine Sanctae Mariae Montis Carmeli". - Nel 1690 Oronza Baldassarro da Lecce si maritava con Girolamo Rubino e portava in dote una Masseria detta "li Baldassarri". Villa Baldassarri, non avendo mai avuto una propria Università (=Municipio), andava soggetta, quanto ai beni, ai catasti delle Università di Campi, Guagnano, Cellino, Sandonaci e Squinzano; finchè nel 1811 fu svincolata da ogni dipendenza a tanti paesi e aggregata all'Università di Guagnano. Se all'indipendenza civile si arrivò solo nel 1811, l'indipendenza religiosa risale a molto tempo prima, cioè al 1767. Erroneamente Giacomo Arditi data 1756 l'erezione canonica della Chiesa di Villa Baldassarri a parrocchiale vicariale, ad opera di mons. Angelo De Ciocchis, arcivescovo di Brindisi. La mia ricerca approda ad un altro risultato. L'arcivescovo di Brindisi, mons. Giuseppe De Rossi, in occasione della sua seconda Santa Visita alle parrocchie della diocesi, con decreto del 12 giugno 1767, elevata Villa Baldassarri a Chiesa Parrocchiale Vicariale, con il consenso del Capitolo e dell'Arciprete di Guagnano. Don Francesco Frassaniti fu nominato primo vicario sacramentale nel 1768; egli percepiva una rendita annua di 40 ducati dal Commendatario e 10 ducati dalla popolazione per la Messa festiva. Nel 1600 la Cappella di S. Maria del Carmelo godeva già di alcuni benefici: - la famiglia Giannino aveva legato un beneficio all'altare di S. Andrea Apostolo, nella medesima Cappella. - nel 1689 Alessandro Baldassarro intestò un beneficio alla Cappella, con atto testamentario rogato dal Notaio Padovano di Guagnano. Nel 1800 il Beneficio si è accresciuto ulteriormente: tra gli altri, un terreno, in contrada Quarta, era stato donato alla parrocchia da Angelo Marangio e anna Candido, per i quali c'era l'obbligo di celebrare ogni anno una Messa. A partire dall'Unità d'Italia, patrono della Chiesa è il Re. La povertà di mezzi e di persone non hanno impedito alla popolazione e alla parrocchia di Villa B. di vivere momenti di festa e di gioia. Oggi non mancano nè i mezzi nè le persone; occorre solo una scintilla che accenda una solidarietà nuova e aiuti tutti a scoprire ciò che serve alla crescita della comunità. La chiesa di pietra: antico e nuovoLa Cappella del 1600 doveva essere abbastanza piccola. Aveva tre altari: quello maggiore, sul quale era collocata un’immagine della Madonna del Carmelo (un dipinto ad olio su tela), un secondo altare intitolato a S. Andrea Apostolo e un terzo al SS. Crocifisso. Nella prima metà del 1700 la Cappella veniva ingrandita una prima volta. L’arcivescovo di Brindisi, mons. Giuseppe De Rossi, nel 1767, in occasione della S. Visita, alla quale abbiamo già fatto riferimento nel primo capitolo, promuoveva un secondo ampliamento. Nel 1767, oltre all’altare maggiore, troviamo un’altare dedicato alla B.Vergine del Carmelo e un altro al SS. Crocifisso. Il secondo ampliamento fu realizzato grazie alla sollecitudine e alla generosità dell’arcivescovo, mons. Annibale De Leo. Completati i lavori, la chiesa fu benedetta nel 1801 dall’economo curato Tarentini di Guagnano. L’arcivescovo, mons. Giuseppe Rotondo, in occasione della sua prima S. Visita, nel 1847, chiedeva alle parrocchieuna relazione circa lo stato della chiesa e l’inventario della degli arredi. Nella relazione presentata il 16 ottobre dello stesso anno dell’economo curato di Villa Bbaldassarri, don Giuseppe Gravili, si legge che la chiesa “possiede un corredo abbondante e decoroso”, ma la situazione dell’edificio dal punto di vista murario risulta pietosa, a causa delle “infiltrazioni d’acqua nel solaio della chiesa e della sacristia”. Nella chiesa troviamo i seguenti altari: -altare maggiore, intitolato alla Madonna del Carmelo (il dipinto su tela non è ancora stato distrutto); -altare dell’Immacolata Concezione, con una pala dipinta ad olio ed una statuetta della Madonna; -altare della Purificazione; -altare di S. Giuseppe, sul quale era collocata una tela dipinta ad olio, raffigurante la morte del santo; -altare di S. Antonio Abate, con una statua del santo in pietra leccese. L’ultimo ampliamento della chiesetta è stato realizzato nella prima metà di questo secolo: sono stati ricavati il presbiterio e l’abside semicircolare nel luogo in cui sorgeva una vecchia abitazione, comprendente un vano a piano terra e uno a primo piano. I restauri sono stati più numerosi degli ampliamenti; anche gli altri hanno subito numerosi spostamenti. Nel corso dell’ultimo restauro, completato nel 1957, sono stati tolti gli altri laterali, creando tra pilastro e pilastro un secondo muro, non di sostegno, ma innalzando semplicemente per poter realizzare su di esso degli affreschi. Un’intercapedine di circa quindici centimetri separa il muro nuovo da quello antico. Ma nella chiesa cosa è rimasto di antico, oltre ai blocchi di carparo e al materiale terroso di cui sono composti i muri? Solo due oggetti che risalgono alla fine del 1700 – Inizi del 1800 (mancano testimonianze per poter essere più precisi): una statua di S. Antonio Abate, in pietra leccese, di 90 cm di altezza un ciborio scolpito su un blocco unico di pietra leccese. Di fattura piuttosto recente (risalgono cioè ai primi anni di questo secolo) le statue in cartapesta: la Madonna del Carmine col Bambino, l’Immacolata, l’Addolorata, Gesù Morto, S. Giuseppe, S. Antonio Abate, S. Antonio di Padova, il Cuore di Gesù. In questi ultimi anni, prima di procedere ai restauri dell’interno, è stata richiesta la consulenza di esperti, per dare una sistemazione armoniosa ai vari elementi. Nel gennaio del 1987, Ave Cerquetti e una sua assistente, del Centro Arte Sacra di Loppiano (FI), hanno compiuto un sopralluogo alla chiesa, formulando alcune proposte. L’idea di fondo che ha guidato la sistemazione dei vari elementi e l’inizio del restauro è stata la seguente: restituire alla chiesetta la semplicità del suo stile, eliminando tutto ciò che di artificioso è stato aggiunto in un secondo momento. Con il contributo di idee fornito da Ave Cerquetti e sentita la Commissione Arte Sacra di Brindisi, si è proceduto alla seguente sistemazione: di fronte alla porta d’ingresso è stato collocato il battistero: la vasca battesimale di mt. 2,50x 1,80 sulla parete di fondo.Quest’opera è stata realizzata dal prof. Giuseppe Rosato di Guagnano. Il bassorilievo presenta il popolo di Israele che attraversa il Mar Rosso, in cammino verso la terra promessa. Questa è una delle quattro immagini bibliche, presenti nel muovo rituale del battesimo. Intende richiamare alla mente che il popolo dei battezzati è in cammino verso la patria celeste ed è impegnato a liberarsi della zavorra terrena. Il Concilio Vaticano II ha sottolineato fortemente questa idea. guardando verso l’abside, a destra, è stato collocato il Santissimo Sacramento. La nicchia che deve essere internamente rivestita in oro, ospita il ciborio in pietra leccese. Intorno una cornice in pietra bianca di Carovigno. di fronte al Santissimo Sacramento è stato realizzato un mosaico, che rappresenta la Madonna col Bambino e uno scorcio di Villa Baldassarri, opera di un’equipe denominata “AMOSAICO”; sul presbiterio si è voluto lasciare solo la mensa e l’ambone: l’annunzio della Parola e la sua spiegazione, la celebrazione della Cena Eucaristica esprimono la dinamica della comunione. Ed è ‘da lì’che la comunione parte ed ‘è lì’che ritorna. In alto nella semicupola dell’abside, l’Ultima Cena dipinta nel 1956 da Salvatore Murra; in fondo alla chiesa, sopra il confessionale, sarà collocato un bassorilievo raffigurante Gesù nel deserto che viene tentato dal diavolo e ne esce vittorioso; di fronte, sempre in fondo alla chiesa, sopra il Gesù Morto e l’Addolorata, sarà realizzato un altro bassorilievo, che avrà per tema: Gesù risorto con i beati. I dipinti del soffitto sono stati realizzati nel 1955-56 da Salvatore Murra, pittore-decoratore di Latiano. In mezzo ai tanti tondi di angeli, due figure sono state messe in rilievo: la Madonna del Carmelo che consegna lo scapolare a S. Simone Stok e S. Antonio Abate; sopra la porta maggiore le figure dei santi Pietro e Paolo. Attualmente questi dipinti abbisognano di restauro, perché in questi anni, a causa delle infiltrazioni di acqua nel soffitto, si sono deteriorati. Non basta costruire; molta più fatica e cura si richiede per conservare. Un altro aspetto della vita di comunità è il rapporto tra clero e laicato. Ci sono a Villa dei ricordi popolari, a proposito dei rapporti tra parroco e fedeli. Questo fatto è realmente accaduto nella prima metà del 1900. Il parroco (si dice il peccato, ma non il peccatore) di Villa Baldassarri aveva celebrato una Messa per un defunto, familiare di un contadino, e aveva chiesto una tariffa maggiorata “perché aveva indossato la cappa magna” (questa fu la giustificazione addotta). Qualche giorno dopo il contadino fu mandato dal parroco ad arare un terreno del beneficio parrocchiale. Quando il parroco andò in campagna per controllare il lavoro, trovò il contadino che lavorava col cappotto, e siccome era estate, gliene chiese il perché. Ma solo a sera, quando il contadino si presentò per ricevere il salario della giornata, il parroco seppe il motivo: quell’aratura col cappotto gli sarebbe costata più del salario normale. Non bisogna pensare, comunque, che il clero non avesse inventiva. Un parroco di Villa Baldassarri (non si sa bene chi) introdusse l’usanza che per il matrimonio gli dovessero portare a lui una gallina bianca; cosicchè, se nel paese non si trovava, gli sposi dovevano andare in un altro paese per procurarsela. Forse, con questo espediente, il parroco desiderava che i parrocchiani sviluppassero lo spirito di ricerca e di apertura verso i paesi vicini.
La Confraternita del SS. Sacramento e della Beata Vergine del Carmelo compie cento anni. Nell’archivio parrocchiale si conserva la domanda per il riconoscimento, presentata il 26 agosto 1888 dal sig. Angelo Caputo, primo priore, e il relativo Statuto approvato il13 settembre dello stesso annoall’Arcivescovo di Brindisi, mons. Luigi Maria Aquilar. Si conserva anche una copia della relazione sulla vita della confraternita, indirizzata alla Curia Arcivescovile di Brindisi e redatta in data 14 maggio 1912 dal parroco don Pasquale di Mella. Nella suddetta relazione si legge che lo scopo della con greca è “l’incremento della fede religiosa”; vi aderiscono come soci una settantina di confratelli, i quali “sono assidui nel partecipare alle processioni e alle prediche”; inoltre “ogni terza domenica del mese cantano l’Ufficio Divino”. Una seconda confraternita, più recente della prima e solo femminile, si è costituita nel 1920 come “Pia Associazione del Sacro Cuore di Gesù”. LoStatuto, presentato dal parroco don Angelo Lezzi, il giorno 8 agosto, viene approvato il 18 novembre 1920 da mons. Tommaso Valeri. Sin dalla fondazione le donne hanno aderito numerose alla confraternita. L’Azione Cattolica ha dato un suo contributo alla crescita spirituale della popolazione di Villa. Da un registro, che si conserva nell’archivio parrocchiale, per l’anno 1942-43 risultano 47 iscritti e sino agli anni ’70 la media si mantiene sui 40 iscritti. In questo ventennio l’Azione Cattolica ha operato sia a livello di istruzione religiosa sia attraverso il teatro; tutto questo purtroppo ha avuto poca incidenza nella vita sociale. Ciò che è avvenuto a Villa Baldassarri, comunque, non si discosta molto dalla situazione generale del Meridione d’Italia; e ciò che si è detto dell’Azione Cattilica, vale anche per le confraternite. Pietro Borzomati afferma che, nella difficile opera di mediazione culturale tra il vangelo e la promozione umana del Mezzogiorno e nella valorizzazione della religiosità popolare, “il movimento cattolico non ha saputo rispondere alle esigenze spirituali e sociali della popolazione meridionale”. Certo, le difficoltà che s’incotravano, di carattere culturale e spirituale, erano abbastanza serie, come affermava mons. Nicodemo in una relazione all’Azione Cattolica. I testi di formazione, si potè utilizzarli poco, in primo luogo l’analfabetismo era molto diffuso nelle campagne; in secondo luogo i testi erano molto difficili e più adatti per la città. In terzo luogo per portare la vita spirituale nel sociale, sarebbe stato necessario organizzare corsi di arti e mestieri e di aggiornamento nel settore dell’agricoltura; in quest’ultima, infatti, era impegnato il novanta per cento degli adulti e dei giovani. Infine, nel campo più propriamente politico, sia durante il regime fascista, sia durante il regime democratico, nel Sud non si fece molto per superare quel male endemico che è stato e continua ad essere il clientelismo. Le osservazioni critiche che abbiamo presentato non vogliono sminuire l’opera compiuta dall’Azione Cattolica e dalle Confraternite. Semplicemente abbiamo voluto indicare l’orizzonte in cui si è sviluppata la crescita morale della persona, e la riflessione che si deve compiere per avviare lo sviluppo della dimensione sociale. 4. Un progetto in via di realizzazione: il Centro Sociale Parrocchiale. Abbiamo individuato nel terreno, donato alla parrocchia nel secolo scorso da Angelo Marangio e Anna Candido, il luogo sul quale far sorgere una struttura comunitaria, a servizio della popolazione di Villa. Com’è noto, tutti i beni gestiti sino a poco tempo fa dalle parrocchie, a partire dal gennaio 1986 sono passati all’Istituto Sostentamento Clero. L’Arcivescovo di Brindisi, mons. Settimio Todisco, nella sua sollecitudine verso il popolo di Villa, ha promesso di donare in proprietà alla parrocchia quattromila metri quadri del suddetto terreno, ubicato alla periferia del paese, in modo che si possa realizzare un Centro Sociale Parrocchiale. La struttura vuol essere un luogo di incontro per tutti: bambini, genitori, anziani; e vuole contribuire a porre fine alla separazione così rigida tra anziani e giovani, tra uomini e donne. Il Centro dovrebbe comprendere un parco-giochi per i bambini, un campo da gioco polivalente, un salone per spettacoli teatrali e musicali. Il progetto è ambizioso e non sarà possibile realizzarlo in brevissimo tempo. Intanto và maturando in molti la convinzione che si tratti di un bene comune, e che ognuno ne trarrà beneficio, se avrà dato il contributo concreto. Da un anno a questa parte qualcosa si è mosso: per sensibilizzare all’iniziativa, abbiamo organizzato delle assemblee, con il fine di creare un Comitato promotore. Nella nota i 22 nomi di coloro che hanno aderito. Altri ancora potranno entrare a far parte del Comitato. In cinque abbiamo lavorato alla stesura dello Statuto. Si è creato un fondo economico di un milione. Molto rimane ancora da fare, ma la partecipazione di altri uomini di buona volontà permetterà di abbreviare i tempi per la realizzazione di questo progetto. La mia proposta è che il Centro si intitoli a Spartaco Lucarini, giornalista, morto a soli 51 anni, credente impegnato sul fronte sociale. Tratto dal "VILLA BALDASSARRI E LA CHIESA" di Don Carmelo Guarini |
Un aspetto fondamentale della vita di comunità è la preghiera. Alcune preghiere, che una ragazza ha raccolto da persone anziane, manifestano non solo la ricchezza del sentimento popolare, ma anche la freschezza spirituale di una vena che sembra risalire alla sorgente monastica brasiliana. Certo, non ci troviamo di fronte alle altezze della preghiera e della poesia di Nettario, abate di S. Nicola di Casole in terra d’Otranto; non manca però la tensione interiore, espressasi sia pure in forma molto semplice. Ticchi toccu te campanaTicchi toccu te campana Gesù Cristu ne stà chiama Ne stà chiama cu ne nvita A ddra taula sapurita; mò ci sciamu, ne cibami, Gesù Cristu ne piamu, e piatu ca ne l’imu chiui piccati nu facimu. ‘Aprite ucca, ‘aprite core, mò ci trase nostru Signore; iddru trase e iou lu nserru cu nu besse chiui in eternu, e se perdu iou le chiai iddru trase e nu besse mai. (sugli scalini della chiesa): Fazzu tre scaluni santi unu te amore unu te tulore e unu egniu a du tia amatu Signore (in chiesa) : sta begnu intra la chiesa e bisciu Cristu alla Cruce, l’osse te lu piettu me sentu tremare, suntu nu poveru peccatore e nu te sacciu salutare. Fiiu te Diu. Fiiu te Diu, quantu me amasti, fiiu te la Vergine Maria; pe tre anni lu munnu caminasti, miraculi facisti notte e dia. Tutici discipuli te chiasti, te li purtasti pe toa cumpagnia, li piasti e li comunicasti, la taula tia pe primu li cunsasti. Ce bellu mangiare, ce bellu mbire, Ma unu te ddra taula t’a tradire ; Quiddru capia lu chiu ruessu uccune, Quiddru sarà pe tia lu traditore. Se ausa Giuda lu fausi inganni, se ba pia ‘na squadra te sudati; ui sicutati tutti fiii mei, “ci c’è niente, cu me lu tici” la Matre Mria lu scia cantannu. Ce sciati facennu, ui, carusieddri mei? Sciamu truannu Gesù lu Nazarenu; ci l’iti istu, ne lu musciati! Quiddru ca circati e quiddru ca uliti, crisciu ca ‘nanzi all’uecchi lu tiniti. Ci seminau pe barba, ci pe capiddri; la Madonna su fiiu se ose mbrazzare; cu na canna manu foi cantatu, cu nu mazzu te rose e te viole. Santu Pietru se ne sciu retu ‘na rutta. Chiangennu e lacrimannu, fina a tantu Diu lu ose pirdunare. Comu pirdunasti li toi nemici, cusì pirduna, Diu, li malefici; comu pirdunasti Pietru e poi, cusì pirduna, Diu, ci fiaccu foi. La morte di Gesù: Cristu foi flaggellatu alla colonna, foi battutu te gente tiranna; Giuda ci lu tratiu, nu se lu sonna. Ce ghiantu amaru ca face la Madonna; Sciamu, Giovanni, incontro Maria! Ho Giovanni, Goiovanni, quantu ulia te portu Cu biti lu fiiu mia iu o muertu: o iu o muertu imu scire cu lu truamu, a casa te Caifassu, s’a turare. Passa la lancia e la cavalleria, li chiuei e li martieddri priparati, mò passa Cristu e dice: Matre mia, iou alla morte au E ui pacenza tiniti. Fiiu,- disse la Madonna – a tia ca cumpuerti li tulori, ti raccumannu mutu li peccatori. Ho peccatori ca allu munnu Stati chini te superbia e te usura, be preu, spessu cu be cunfissati, la morte è riata e nu be la crititi; ca quannu sciamu a du ddru caru Diu, quiddru ete lu specchiu te lu core mia.
interno Chiesa SS Maria del Carmelo
Statua di S. Antonio da Padova
Statua di Padre Pio
Dipinto di S. Antonio Abate
S Antonio Abate in pietra leccese
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Parroci e/o curati si sono così succeduti: don Francesco Frassaniti 1768-1777 don Felice Candido 1777-1787 don Francesco Osnato 1787-1789 don Liberato Parlangeli 1789-1792 p. Verecondo 1792-1793 don Nicola Scazzi 1794-1795 don Teodoro Moscari 1795-1807 don Mariano Candido 1808-1811 don Vincenzo Faggiano 1811-1822 don Mariano Mazzotta 1822-1824 p. Bonaventura da Salice 1824-1827 p. Salvatore da Latiano 1827-1829 don Vincenzo Spinelli 1830-1844 don Raffaele De Giorgi 1845-1846 don Giuseppe Gravili 1847-1852 don Vincenzo Menna 1852-1855 don Raffaele Leccisi 1856-1857 don Vincenzo Spinelli 1858-1860 don Luigi Guerrieri 1861-1863 don Salvatore Epifani 1864-1871 don Ludovico Guerrieri 1872-1873 don Luciano Serio 1875-1878 don Vincenzo Bardi 1878-1889 don Francesco Leuci 1889-1891 don Pasquale Di Mella 1892-1918 can. Rodolfo Ercolini 1918-1919 don Angelo Leuzzi 1920-1954
ultima cena dipinta nel 1956 don Realino Mazzotta 1956-1984 don Carmelo Guarini 1984-1989 don Nino De Carlo 1989 |
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foto Dario Pagano Associazione Balbassarese Culturale e Sportiva73010 Villa Baldassarri (LE)Cellulare: 3293325717 m@il: abacusvilla@virgilio.it |