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VILLA BALDASSARRIFEUDO DI SAN GIOVANNI
MONICANTONIO
Note storiche
Villa Baldassarri ha modeste origini, né può vantare
le ricche memorie delle Università e degli ex feudi più importanti della
provincia, ma in compenso siede nel mezzo di un terreno che fu essenzialmente
storico.
Nei bassi tempi del Medio Evo il paese, assume il
nome di feudo di San Giovanni
Monicantonio, o
altrimenti Marcantonio e
Malcantone. In epoca più antica, si denominò solamente territorio
di San Giovanni della chiesa di S.Andrea in Insula (Brindisi).
Il feudo di San Giovanni è posto nel territorio
della Foresta di Oria, della quale oggi appena avanza qualche gruppo isolato di
macchie e boschetti di quercia.
(Tra Guagnano e S.Pancrazio, la foresta resistette
più lungamente alla scure ed alle ingiurie dei tempi, ed era folta ed
impenetrabile che serviva di covo ai malandrini e briganti.) La depressione in
cui giace e l’ impermeabilità dei terreni, fanno sì che le acque ristagnino
sulla superficie, finché non vengono assorbite dalle ore più vicine.
Le carte normanne descrivono queste contrade con
acque fluenti sulla superficie del suolo, con rivi,fiumi da pesca, canali e
grosse paludi
Fu antico possedimento Basiliano, poi forte a mare
del porto di Brindisi, innalzandovi il sontuoso convento, intitolato a S.Andrea
Apostolo in Insula Brundusina.
La prima costruzione a sorgere in questo territorio
fu la Chiesa di San Giovanni, più tardi furono fabbricate le altre, nei siti
più opportuni, a misura che la coltivazione si estendeva e la popolazione
agricola cresceva in numero. Quella Chiesa, primamente innalzata, raccolse
intorno a sé i servi, i coloni, gli affidati destinati a zappare i campi, ed
anche persone libere che possedevano il proprio fondicello nelle circostanze,
concorrevano ad abitare nello stesso luogo, mettendosi sotto l’autorità dei
frati, venuti nel Salento non solo con la Croce e con i loro libri liturgici,
ma con tutto il corredo degli istituti civili che si stavano svolgendo in
Oriente.
Secondo il volere degli Imperatori orientali, la
Terra d’Otranto, dopo essere scampata dalla conquista longobarda e messa a
sacco e fuoco dai Saraceni, ridiventò
terra greca per popolazione e costumi.
Qui i frati vi si applicarono a rilevare i riti
orientali e ad imporvi le istituzioni.
Il territorio di San Giovanni divenne abitato e
venne fuori il casale di S.Giovanni,
che con le sue contrade costituiva la grancia
Basiliana , e più tardi il feudo disabitato di S.Giovanni Monicantonio.
I documenti normanni non ne fanno cenno, ma
contengono preziose indicazioni, che inducono a ritenere come nel secolo XII
quel territorio fosse già aperto alla vita e pieno di case rurali e coloniche.
Ora del casale non resta alcun avanzo. Ma esso
esisteva intorno alla masseria che conserva la denominazione di San Giovanni.
Il luogo, oggi, è occupato dai terreni delle masserie Carritelli e Antoglietta.
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Masseria
Carritelli
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Mass.
carritelli e S. Giovanni
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Cappella
Carritelli
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Campagne
dei Marini
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Masseria
Arco
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MasseriaMarini
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VILLA BALDASSARRI.
Se il feudo di S.Giovanni poté e tornò a popolarsi,
i princìpi spettano ad una famigliaLeccese che lasciò il proprio cognome al nuovo
villaggio, sorto nelle circostanze; e fu quello di Villa dei Baldassarri.
Fin dal secolo XVI si notava in Lecce un casato
Baldassarro tra il ceto dei civili: se <fuoco effettivo o acquisito> non
sappiamo. Esso venne su nella seconda metà dello stesso secolo, facoltoso e
autorevole per lettere, patenti ottenute e matrimoni contratti.
Insieme con molti stabili e territori, siti
nell’agro leccese i Baldassarro acquistarono per compra, e pervennero loro come
beni dotali alquante terre che giacevano nel feudo di S. Giovanni Monicantonio.
Dapprima appartenne loro l’antica fattoria dei Giannino, poi si estesero quasi
in tutto il feudo, aggregando qua e là pezzi di terreno di diverse contrade.
Cosiffatta grossa e vistosa proprietà fu nei primi decenni del secolo XVII divisa
e suddivisa fra gli eredi Baldassarro,
i quali erano abbastanza numerosi. Essa in origine occupava tutto il territorio
e le contrade che s’interpongono tra la regione S.Marco a nord di Guagnano, la
cappella di Macinili e il sito dove sorgevano il casale disfatto e la grancia
di S.Giovanni. In dipendenza delle fatte divisioni fra gli eredi Baldassarro,
ogni quota di terreno assegnato divenne il centro di una nuova masseria: vi si
costruirono case coloniche, si scavarono pozzi, si impiantarono giardini, orti
e frutteti. La coltivazione della vigna e dell’ulivo divenne qui più intensa e
si seguirono le tradizioni del passato. In breve tutti i Baldassarro
contribuirono a richiamare in questa terra coloni e li abituarono a rimanervi
abitando le case rurali che avevano costruito nelle fattorie, costituenti il
vistoso latifondo del loro casato. Nella contrada venne innalzata la Cappella
di S.Maria del Carmine, e come dote le fu costituito un beneficio.
Nel 1671 si descrive il Regno di Napoli, diviso
nelle dodici province e Villa Baldassarri non esiste ancora. Dalle statistiche
dello stesso anno si nota che i fuochi dei paesi limitrofi a Villa Baldassarri
hanno subito una sensibile diminuzione. Ciò fa ritenere che detti fuochi si
siano aggiunti alla nuova borgata.
E’ da ritenersi che, malgrado l’impulso e l’opera
riparatrice dei Baldassarro per coltivare il feudo ed elevare la popolazione,
non si era ancora composto il necessario patto di concordia tra gli abitanti
della nascente Villa, con ottenersi le provvisioni della Regia Camera e il
beneficio della separata tassazione fiscale. E’ verosimile che come causa non
lieve vi si opponesse il vincolo feudale, da cui tutto il territorio era
aggravato. Certamente i Baldassarro, i coloni, gli aderenti ecc., liberi cittadini
della Università di Lecce o di altri luoghi circostanti, non sarebbero andati a
formare un casale, in quel territorio di S.Giovanni, per assoggettarsi come
abitanti o vassalli alla servitù e giurisdizione feudale, di che si
avvantaggiava l’Abate e Commendatario di S. Andrea. E’ nota la massima di
diritto feudale <quid quid intra fines pheudi est, pheudi et domini est>.
Essi preferivano che il casale non fosse riconosciuto, e che i loro fuochi,
come forestieri, fossero coi beni siti in S.Giovanni annotati nei libri
catastali delle terre più vicine dove essi stessi abitavano ed erano nati.
Le prime scritture pubbliche in cui è dichiarata
quella Villa siccome già esistente, sono i catasti onciari, fatti per ordine di
Carlo III nella seconda metà del secolo XVIII. Abbiamo riportato la prima
notizia: la Cappella di S. Maria del Carmelo fondata verso il 1600 nella
fattoria Baldassarri, ora trovasi coi propri altari e benefici, nella Villa dei
Baldassarri.
Ecco, dunque, nell’anno 1748 riconosciuta e
battezzata la nuova borgata che fece mutare
e quasi porre in oblio il nome delle contrade, le quali costituivano la
grancia Basiliana e più tardi il feudo disabitato di S. Giovanni Monicantonio.
La prima statistica del Regno di Napoli che
riconosce l’esistenza di questo nuovo centro abitato, sorto all’alba dei nuovi
tempi, in seno al feudo già grancia di S.Andrea dell’Isola in Brindisi, è la
storica descrizione del Regno di Napoli, opera dell’incisore Giuseppe Maria
Alfano, compilata nel 1795. A pag. 120 si nota< Baldassarri villa: Diocesi
di Brindisi, feudo dell’Abbadia di Sant’Andrea in Insula, fa di popolazione
250>.
Durante l’occupazione militare piemontese, essa
costituì frazione del Comune di Guagnano
CURIOSITA’.Il feudo di S.Giovanni si può
approssimativamente valutare in una estensione tra i 5 e i 6 mila tomoli ed ad
una circonferenza da 13 a 14 miglia.
Abitanti risultanti dal catasto onciario di Guagnano
del 1773, nella nuova borgata:
AGOSTINO E GIOVANNA SCOZZI – ANTONIO URGIATO –
CARMINE PICCIONE – DOMENICO PALAZZO – DONATO TRAMACERE – FRANCESCO SCORCIATO –
FRANCESCO MELE – GIUSEPPE PICCIONE – GIUSEPPE MARANGIO – GIUSEPPE URGIATO –
GIOVANNI PERO – GIUSEPPE D’ARPE – IGNAZIO TAURINO – NICOLA MACI – ORONZIO
PICCIONE – ORONZO COLELLA – PAOLINO D’ARPE – PASQUALE TRAMACERE – SAVERIO
D’ARPE – SAVERIO DI AGOSTINO SCOZZI – SERAFINO MICCOLI – VITO CAPORIZZO – VITO
TAFURO –SAVERIO SERIO – COSIMO SCOZZI –
GIOVANNI SERIO – PAOLO D’ARPE –
Le prime strade di Villa Baldassarri: la “Croce”, li
“Guerrieri”, strada detta “delli Piccioni” e “Vico delle Stelle”.
Notizie tratte dal libro”Il
feudo di San Giovanni in Monicantonio” del prof. G. Ferrante Tanzi
Angelo Serio
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